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24 November 2010 - 15 January 2011
Antonio Marchetti Lamera_Ombre urbane Mostra itinerante Londra_Vienna_Milano
Antonio Marchetti Lamera_Ombre urbane
Antonio Marchetti Lamera

monday / saturday
10.30 am / 1 pm _ 3 pm / 7 pm

Galleria Bianconi - Milano


Ombra urbana 12 - Anno 2008, tecnica mista su tela, 60x60 cm

Antonio Marchetti Lamera è un uomo inquieto ancor prima che un artista inquieto. Nel 2003, a proposito dei suoi lavori solo apparentemente monocromi, scrivevo: «La grammatica impiegata dall’artista si costituisce di decine di segni che s’intrecciano richiamandosi all’antichità, figli della terra in cui tutto questo è prodotto» [1].

Un’opera, quella di Marchetti Lamera, che difficilmente si presta ad essere inserita nelle gabbie coercitive dell’arte, soprattutto del mercato – astratto, figurativo, segnico, monocromo o quant’altro. Un’opera che negli anni è passata attraverso esperienze diverse e tuttavia perfettamente coerenti tra loro: l’artista procede per serie, per ricerche, a cui si dedica per anni cogliendone i molteplici aspetti per poi con garbo passare ad altro, per via di tentativi e perfezionamenti. È così che nascono i suoi lavori recenti, le “ombre” di elementi urbani lentamente delineatesi nella sua pittura, affinata dall’utilizzo di colori metallici dagli effetti cangianti che col passare del tempo trovano una rinnovata freschezza. Materia pittorica che è diretta conseguenza degli studi condotti dall’artista sulla luce radente. Tentativo, riuscito, di consentire alle forme di fuoriuscire dal buio e dal nulla. Sviluppo coerente in cui segno e materia sono in perfetta simbiosi.

Marchetti Lamera è un attento conoscitore del mestiere della pittura, che abbina alla matita grassa e modula secondo una stratificazione di passaggi in cui è impossibile risalire ad un progetto grafico a priori: la forma emerge da una sorta di magma e affiora in superficie offrendosi delicata al nostro. Ed è proprio questa leggerezza intrinseca, questo senso d’impalpabilità e immaterialità che costituisce il fascino del lavoro di Marchetti Lamera, il cui leitmotiv è, da sempre, il tema della luce. Luce che non frantuma le forme ma, al contrario, le fa emergere in una progressione che va dal bianco al nero, dal negativo al positivo. Un riferimento obbligato va qui alle fonti letterarie, da Lucrezio – autore del primo componimento poetico in cui la conoscenza del mondo diventa dissoluzione della compattezza del mondo stesso, percezione di ciò che è infinitamente minuto, mobile e leggero – a Italo Calvino e alla sua Lezionesulla leggerezza [2].

Ma anche alla storia dell’arte, a Leonardo da Vinci e al suo sfumato, ancora da scoprire in tutto il suo valore simbolico: se per Leonardo le tenebre rappresentavano il primo grado dell’ombra, la luce ne rappresentava l’ultimo, il punto di arrivo. Ombra, dunque, come nigredo, malinconia, opposta alla luce. E così è anche per Marchetti Lamera, che dalla seconda metà degli anni Ottanta fino ad oggi ha fatto del tema dell’ombra uno degli assunti fondamentali della sua ricerca pittorica, nonché strumento di una più ampia indagine esistenziale.

Un tema, quello dell’ombra, che è stato tra l’altro oggetto precipuo di studi e rassegne, tra cui si ricordano le mostre “Shadows: the Depiction of Cast Shadows in Western Art”,a cura di Ernst H. Gombrich (Londra, National Gallery, 1995); e “D’Ombra”, a cura di Lea Vergine (tra Siena e Nuoro, 2006). È curioso notare come in entrambe le esposizioni la fotografia occupi un posto fondamentale, e non è un caso che proprio dalla fotografia si sviluppi anche tutta la ricerca artistica di Marchetti Lamera. Egli infatti si avvale di una piccola fotocamera digitale a mo’ di taccuino per i suoi appunti visivi – siano essi elementi vegetali, come accadeva in passato, o urbani come avviene oggi.

Elementi che nei dipinti vanno a porsi volutamente sulla soglia fra riconoscibile e irriconoscibile, fra svelamento e occultamento. In questo caso, il riferimento più diretto è agli eidola di Platone, per il quale l’ombra era inganno, in quanto propria del mondo delle cose e dunque opposta al mondo delle idee, e l’uomo stesso diveniva protagonista dell’illusione. Marchetti Lamera è perfettamente conscio del fatto che l’arte non può condurre alla verità, e l’ombra, di per sé effimera, potrebbe essere eletta a manifesto del nostro tempo, dove tutto ha una durata risibile rispetto all’eternità.

Un grande scrittore e intellettuale del secolo scorso come Giorgio Manganelli così scriveva a proposito dell’ombra all’inizio degli anni Ottanta: «La gioia dell’ombra è solitaria, ma allude senza ironia a presenze di deformità elegante; alle inafferrabili anime triangolo, innocenti e pronte a trafiggere; alle inafferrabili anime cerchio, il cui abbraccio è continuo e irreparabilmente fugace; alle inafferrabili anime acqua, che odi trascorrere, fiumi della notte, suono dissetante; alle inafferrabili anime d’aria, che t’ignorano e ti amano» [3].

Anche quelle di Marchetti Lamera sono ombre fugaci e liquide al tempo stesso. Si limitano ad indicare, non descrivono, non narrano storie. Accennano, per poi sparire agli occhi di chi guarda. Ombre acqua, ombre aria. I dipinti di Marchetti Lamera, gran parlatore, sono, al contrario, silenti, necessitano di lunghi tempi d’osservazione. È da sottolineare, inoltre, anche nei lavori recenti dell’artista, il rapporto che esiste fra il pieno e il vuoto, che è la nostra esistenza. Ancora una volta, il richiamo è a Leonardo [4] e alle sue indagini sulla Luna nel Codice Atlantico: i segni di Marchetti Lamera appaiono e scompaiono, divengono traccia di se stessi, pulviscoli, polvere e, ancora, accenni formali, ai phenomena che ci circondano nella loro apparenza momentanea. Quello che Marchetti Lamera ci propone è un mondo di eidola. Egli sa che neppure l’artista può proporre delle verità, perché ci sono date solo delle visioni riflesse e il nostro stesso vivere è apparenza oscillante fra leggerezza e pesantezza del quotidiano.

[1] A. Madesani, Avventure del segno, in Antonio Marchetti Lamera, Andrea Pronto Arte Contemporanea, Crespano del Grappa (TV), 2003, p.3. [2] I. Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Garzanti, Milano, 1988, p.10. [3] G. Manganelli, Discorso dell’ombra e dello stemma o del lettore e dello scrittore considerati come dementi, Rizzoli, Milano, 1982, p.104. [4] Come sottolinea Roberto Casati in La scoperta dell’ombra. Da Platone a Galileo la storia di un enigma che ha affascinato le grandi menti dell’umanità (Editori Laterza, Bari, 2008, p. 207), Leonardo ha pensato anche ad un Libro delle ombre, del quale ci rimane solo un canovaccio redatto nel 1490.