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20 October 2011 - 7 January 2012
Click or Clash? Strategies of Collaboration. First stage. Via Lewandowsky, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce
curated by Julia Draganovic
opening 20 October H. 6-9 pm
monday > saturday
10 am - 1 pm / 2 - 7 pm
Galleria Bianconi, Milano
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Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce. "La festa dei vivi (che riflettono sulla morte)" (prima edizione) San Cesario di Lecce, 2 novembre 2010. Progetto svolto all'interno della piattaforma "ANDANDAND", a cura di Ayreen Anastas e Rene Gabri, per dOCUMENTA(13) Foto: Luigi Negro
Il tema della collaborazione è al centro non solo delle riflessioni post 11 settembre, ma anche, di conseguenza, di un numero crescente di ricerche artistiche. Se in principio l'obiettivo di queste strategie sembrava essere la creazione del consenso, oggi teorie come quella di Markus Miessen, che evidenziano la "violenza" e persino l’"incubo" che si nascondono dietro la partecipazione, sono sempre più diffuse. La "collaborazione", come risposta a situazioni di conflitto, si è rivelata una soluzione molto controversa, perché potrebbe essere intesa come un varco o addirittura come un abbattimento delle difese per lasciare entrare il nemico e tradire i propri alleati. Come alternativa, Chantal Mouffe ha concepito il termine “agonismo” per definire un confronto amichevole tra avversari, auspicando un'arena che consenta di far emergere il conflitto e un’espressione del dissenso costruttiva. Click or Clash? Non è una domanda semplice. Ma entrambi i risultati del confronto tra diverse posizioni, sia in contrasto che armoniche, dovrebbe creare un surplus di conoscenze e consentire l'apertura di nuove prospettive.
La prima edizione di questo ciclo di dibattiti, mostre e pubblicazioni che vede come protagonisti Via Lewandowsky, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce, ruota attorno al rapporto fra individuo e gruppo e pone con ciò la collaborazione stessa come tematica centrale. I tre artisti coinvolti hanno trattato il tema non senza autoironia e commentano, in modo più o meno esplicito, tutto ciò che fa parte di una collaborazione - nel mondo dell’arte ma anche in un contesto più generico.
Usanze comuni, feste popolari e religiose nonché i tabù sono nel mirino della collaborazione “La festa dei vivi (che riflettono sulla morte)” fra Pietroiusti (e i suoi colleghi Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese) e Presicce. Il 2 novembre, giorno dei morti, viene senz’altro commemorato solo dai vivi – ma chi osa riflettere veramente sulla morte? Con Nero Pavone Luigi Presicce riprende il filo di queste sfide scaramantiche: i coltelli che compongono la coda del pavone provengono dagli amici dell’artista. Bisogna proteggersi spiritualmente dalle lame tanto affilate di questo lavoro – o tiene la promessa di Presicce di dominare ogni tipo di minaccia?
Cesare Pietroiusti, di un’impostazione decisamente più laica del suo collega Luigi Presicce, si limita a sfidare Via Lewandosky invitandolo ad interpretare dei modi di dire in lingua italiana, sia con spiegazioni in tedesco, che con un vocabolario fatto di immagini che trasforma la loro conversazione in un rebus aperto anche alle associazioni dei visitatori della mostra - che si chiederanno se la conversazione intuitiva che ne risulta porti veramente a nuovi ravvedimenti. Lewandowsky risponde con un‘opera che, intitolandosi Testperson (Cavia), evidenzia non solo la vulnerabilità di chi si mette a disposizione degli esperimenti altrui ma anche lo sconcerto di chi osserva la trasformazione di un essere umano in una cavia. Rimane la questione d’identificazione: la cavia chi è? L’artista, la gallerista, la curatrice o… lo spettatore?
L’autoironia naturalmente non si ferma davanti a questioni economiche: In Integrazione Europea una banconota viene strappata in 6 pezzi per essere divorata da sei artisti di Tirana i quali, avendo firmato un contratto che gli garantirà una percentuale in caso di vendita della stessa, hanno recuperato i pezzi dopo la fase di digestione per riunirli ed esporli come opera d’arte. L’opera ci propone delle domande sui limiti che si pongono non solo gli artisti ma anche i collezionisti e i galleristi, in merito a quello che chiedono a se stessi e ad altri per valorizzare la creatività.
Via Lewandowsky coinvolge Luigi Presicce in una conversazione fatta di opere che dialogano: le tre sculture intitolate Holy Family, in realtà prodotte dal padre dell’artista seguendo la tradizione Sassone delle figurine da presepe e modificate su richiesta del figlio, mette in dubbio i ruoli non solo della Santa Famiglia, ma anche dei tre artisti in mostra. La domanda su rapporti e significati si propaga nella risposta di Luigi Presicce alla Holy Family di Lewandowsky: Presicce presenta tre disegni con cui l’artista italiano ha immortalato tre figurine acquistate insieme a Lewandowsky a Roma. Che fine avranno fatto gli originali? “Acquisire consistenza senza perdere l'infinito in cui il pensiero è immerso” si legge nella frase incisa da Cesare Pietroiusti sul limone dell’opera intitolata Cos’è la filosofia. Si tratta di una citazione dell’omonimo libro di Deleuze e Guattari - ma forse anche di un memento che ci ricordi il rapporto fra fisicità e spiritualità? E in tal modo si torna alla domanda sull’originale che si poneva davanti ai disegni di Presicce – domanda cardine nel mondo dell’arte da quando Walter Benjamin ha messo in questione l’aura dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica…
Last but not least: se Via Lewandowsky con “42” cita la famosa riposta enigmatica che il super computer Deep Thought dava agli esseri pandimensionali della “Guida Galattica per Autostoppisti” 7 milioni di anni dopo che loro avevano chiesto “il significato del mondo, dell’universo e di tutto” - vuole forse dire che la domanda della curatrice (Click or Clash?) non è stata formulata in modo sufficientemente preciso?
Domande, domande, domande…… Intanto sia permesso un ultimo commento in forma d’opera d’arte, sempre dal commentatore ironico Lewandowsky: As time goes by s’intitola l’orologio le cui lancette camminano come vuole la convenzione umana di misurare il tempo. II quadrante invece gira in senso antiorario, come un vecchio disco, suggerendoci che il progresso, alla fine, forse è solo un’illusione. Non basta andare avanti, bisogna prendere in considerazione anche l’ambiente in cui ci muoviamo….
Julia Draganovic
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